La morte di Antonino Zichichi il 9 febbraio 2026 chiude un capitolo peculiare della scienza italiana del Novecento. Non era un protagonista convenzionale. Non amava la blandizia istituzionale e sapeva smuovere coscienze con affermazioni che provocavano applausi e scalpore nello stesso tempo. Se provo a raccontare la sua figura non posso trattenermi dal mettere insieme ammirazione e irritazione: sono sensazioni diverse ma entrambe legittime di fronte a un uomo che ha costruito istituzioni e idee, spesso con la forza del carattere più che con la grazia delle parole.
Un costruttore di luoghi e di dialoghi
Zichichi ha lasciato tracce materiali e immateriali. I Laboratori Nazionali del Gran Sasso non cadono dal cielo. Sono il risultato di intuizioni, pressioni politiche, compromessi tecnici e di una visione che guardava oltre il prossimo finanziamento. Il Centro Ettore Majorana di Erice continua a funzionare come luogo di confronto internazionale. Nino lo immaginava come un crocevia dove la scienza potesse incontrare culture diverse senza che nessuna imposizione di metodo diventasse censura.
Con la scomparsa di Nino Zichichi, l INFN e l intera comunità scientifica perdono una figura di straordinaria energia e visione. Antonio Zoccoli Presidente INFN.
Questa frase pubblica di Antonio Zoccoli non è retorica vuota. Vuole dire che Zichichi aveva la capacità di immaginare infrastrutture che sopravvivono al tempo e ai governi. A volte lo faceva con modi bruschi; altre volte con una retorica che oggi definiremmo da “comunicatore ruvido”. Ma il fatto rimane: ha pensato strutture e pratiche che consentono collaborazioni internazionali ancora oggi operative.
La scienza come diplomazia
È questa la sua parte più interessante e meno raccontata. Parlare di fisica delle particelle è facile quando si descrivono esperimenti e numeri. È più raro parlare di quello che la scienza produce sul piano delle relazioni tra nazioni e culture. Zichichi lo fece in modo esplicito. L idea che i laboratori scientifici possano essere anche luoghi di diplomazia civile non è un abbellimento morale: è una strategia pratica per costruire fiducia. E su questo piano il suo lavoro ha avuto risultati concreti.
Il fisico e il credente
Qui entra la parte che ha diviso. Zichichi non teneva separati i suoi ruoli. Scienziato e cattolico convinto. Il suo approccio al grande tema del rapporto tra fede e scienza non fu mai timido; fu piuttosto una provocazione. Per molti colleghi le sue posizioni su evoluzione e cambiamento climatico suonavano retrograde, o peggio: scientificamente insufficienti. Per altri costituivano una testimonianza sincera, anche quando in disaccordo con la maggioranza disciplinare.
Non voglio qui ritrarre un santino né un inquisitore. Preferisco osservare che la figura di Zichichi ci obbliga a un passaggio scomodo: come trattare chi nella comunità scientifica è culturalmente inside ma sul piano di alcune idee rimane fuori dal coro? Che spazio di dialogo lasciamo alle convinzioni personali quando la pratica scientifica richiede rigore e verifica continua?
Controversie che non si spengono
Le critiche più dure gli sono state mosse per l atteggiamento verso la teoria darwiniana e per i commenti sul ruolo umano nel cambiamento climatico. Non sono marginalia: toccano la credibilità pubblica della scienza. Eppure cancellare Zichichi per quelle frasi sarebbe un errore. Cancellare vuole dire perdere la possibilità di spiegare e smontare argomentazioni errate dove spuntano. Preferisco tenere il contrasto sul tavolo: è lì che si lavora meglio, non nella polvere della condanna sommaria.
Antonino Zichichi ha segnato un epoca straordinaria per la scienza e la divulgazione scientifica in Italia. La sua intuizione di realizzare i Laboratori Nazionali del Gran Sasso ci lascia come immensa eredità Ezio Previtali Direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.
È la voce di chi guida oggi le strutture che Zichichi ha immaginato. Non c è solo encomio storico: c è un rapporto di continuità pratica tra una scelta di progetto e la sua efficacia quotidiana. Questo è un fattore che pesa quando valutiamo i risultati di una carriera.
Divulgazione e spettacolo
Zichichi voleva che la scienza entrasse nelle piazze e nelle coscienze. A volte il mezzo diventava parte del messaggio: apparizioni televisive, libri dal tono acceso, frasi destinate a diventare slogan. La divulgazione per lui non era terapia di gruppo ma battaglia culturale. Questo gli ha procurato una platea vasta e una serie di detrattori altrettanto rumorosi.
Qui prende forma una domanda che resta aperta: vale la pena ammorbidire il linguaggio per allargare l audience o bisogna mantenere un rigore che rischia di parlare solo agli addetti ai lavori? Zichichi rispondeva scegliendo la prima strada quando vedeva un pericolo pubblico rappresentato dalle superstizioni. Lo fece con una veemenza che oggi alcuni rimproverano; io penso che in contesti di disinformazione diffusa la veemenza può servire, ma deve essere accompagnata da pazienza educativa. Non sempre lo fu.
Sovrapposizioni inattese
La sua opera ha prodotto effetti collaterali positivi: diplomazia scientifica, infrastrutture che attraggono talenti, scuole e reti che formano giovani. Ha anche generato effetti negativi per la reputazione scientifica in certi ambiti. Quello che mi interessa però è la complessità: la storia di Zichichi non entra in una casella semplice. È una rete di successi strategici e di scelte pubbliche discutibili. È questo che rende la sua eredità utile per l analisi storica e politica della scienza italiana.
Un bilancio soggettivo
Personalmente ritengo che la migliore lezione di Zichichi non sia né la polemica né la fede. È la sua intelligenza pratica nel saper costruire strumenti che durano. Costruire è un verbo che in Italia vale più di un saggio ben scritto. Per chi ama le imprese collettive è una lezione: le istituzioni nascono dalla capacità di immaginare e realizzare infrastrutture che mettono insieme risorse, persone e culture diverse. Questo resta il suo lascito più nitido.
Eppure l immagine che mi porto dietro è meno eroica e più quotidiana: un uomo che discuteva con lo stesso ardore con un rettore, un ministro o uno studente. Era capace di irritare e di commuovere. Di vincere battaglie amministrative e di perdere altrettante battaglie culturali. Questo zig zag è la sua cifra umana e intellettuale.
Come ricordarlo davvero
Non servono epitaffi uniformi. Serve capire cosa vogliamo preservare delle sue invenzioni e come affrontare criticamente le sue posizioni sbagliate. La storia della scienza cresce di più se sappiamo tenere insieme memoria e critica, celebrazione e autocritica. Zichichi ce lo impone con la sua complessità.
Non rispondo a tutto. Non provo a liquidare i nodi teoretici o morali che la sua figura solleva. Ma credo che la maniera migliore di onorarlo sia continuare a far funzionare i laboratori, a sostenere la cultura scientifica e a difendere il metodo critico. Con fermezza e con disponibilità al confronto, non con la cancellazione sommaria.
Tabella di sintesi
| Tema | Sintesi |
|---|---|
| Infrastrutture | I Laboratori Nazionali del Gran Sasso e il Centro Ettore Majorana sono eredità concrete e durature. |
| Divulgazione | Ha portato la scienza al grande pubblico con toni forti e talvolta controversi. |
| Fede e scienza | Ha sostenuto un dialogo personale tra fede e ragione che ha diviso la comunità scientifica. |
| Diplomazia scientifica | Ha usato la scienza come strumento di costruzione di relazioni internazionali e pace. |
| Controversie | Posizioni criticate su evoluzione e cambiamento climatico hanno macchiato la ricezione pubblica di alcune sue istanze. |
FAQ
Chi era Antonino Zichichi e qual era il suo campo di ricerca principale?
Antonino Zichichi era un fisico delle particelle nato a Trapani nel 1929 e scomparso il 9 febbraio 2026. Il suo lavoro è stato centrale nell ambito della fisica nucleare e subnucleare con contributi sperimentali rilevanti come la prima osservazione dell antideutone al CERN negli anni Sessanta. È stato anche promotore di istituzioni scientifiche fondamentali per l Italia.
Perché la sua figura è stata controversa?
Le controversie nascono dalle sue posizioni pubbliche su temi che vanno oltre la fisica sperimentale come la teoria dell evoluzione e il ruolo umano nel cambiamento climatico oltre che per il forte tono con cui attaccava pseudoscienze e superstizioni. Queste posizioni suscitarono critiche nella comunità scientifica, ma non cancellano la portata delle sue realizzazioni infrastrutturali e culturali.
Quali istituzioni ha fondato o promosso?
Tra le principali iniziative si annoverano il Centro Ettore Majorana di Erice e la spinta per la realizzazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Ha anche ricoperto ruoli di responsabilità come la presidenza dell INFN e della European Physical Society e ha fondato il World Lab per progetti scientifici nei paesi in via di sviluppo.
Che eredità pratica lascia al mondo della ricerca?
Lascia infrastrutture operative, scuole e reti di contatto internazionale che continuano a formare ricercatori e a ospitare progetti internazionali. La sua idea di scienza come strumento di cooperazione internazionale è forse il lascito più strategico oltre ai risultati sperimentali.
Come dovrebbe ricordarlo la comunità scientifica italiana?
Con un approccio che combini riconoscimento delle concretezze realizzate e analisi critica delle idee e delle dichiarazioni che hanno sollevato questioni. Un ricordo utile è quello che mantiene vive le istituzioni che ha creato e contemporaneamente insegna ai giovani come tenere il dibattito scientifico vivo e rigoroso.