Negli ultimi anni ho parlato con decine di persone nate tra il 1940 e il 1960. Molti di loro sorridono con gli occhi quando raccontano una storia scomoda di gioventù e poi cambiano tono, come se raccontare certe cose alleviasse il peso o lo consolidasse. Non voglio idealizzare il passato. Non era tutto buono. Però ci sono qualità interiori che allora si formavano con ritmi diversi e che oggi, per molte ragioni, si vedono meno spesso nei giovani adulti. In questo pezzo provo a vedere e a giudicare. Non è un elenco neutro. È un giudizio che nasce dall’osservazione e dalla frustrazione.
Perché questa domanda ci riguarda davvero
Il punto non è rimpiangere un mondo che non tornerà. Il punto è capire quali strumenti mentali si stanno consumando e cosa perdiamo quando li perdiamo. Non parlo solo di resistenza allo stress. Parlo di modi di pensare che permettono di tollerare noia, incertezza, frustrazione, compiti lunghi e relazioni complesse. Se queste cose mancano, il paesaggio sociale cambia. Non sempre in meglio.
Un avvertimento utile da chi studia la società
We have not seen anything that so wholly and completely pervaded the lives of our kids with an array of content that is just unparalleled. Social media use among adolescents is associated with mental health harms. Dr Vivek Murthy United States Surgeon General.
La citazione è dura ma funziona come lente per leggere alcune carenze: sovraesposizione digitale, minor tempo libero non mediato, aspettative costanti di gratificazione. Non è l’unica causa ma amplifica difetti.
Le nove forze mentali che vedo diminuire
1. Tolleranza alla frustrazione
Una volta la frustrazione era il carburante di molte esperienze formative. L’apprendere lento, il lavoro ripetitivo, il tentativo fallito: tutti insegnavano a rimanere. Oggi l’accesso immediato alle soluzioni e la cultura dell’intervento rapido riducono la possibilità di aggiustare, riprovare e resistere.
2. Capacità di costruire pazientemente una reputazione
Prima un giovane costruiva credibilità con gesti ripetuti e spesso anonimi. La reputazione non doveva essere curata in vetrina ogni giorno. Questo processo silenzioso cresciuto nella fatica non è scontato oggi, quando tutto è performance e ogni passo dev essere documentato.
3. Autodisciplina a lungo termine
Non sto parlando di forza di volontà come parola magica. Parlo di abitudini che non danno ricompense visibili subito. La cultura del feedback continuo ha cambiato la soglia della gratificazione. Questo modifica i progetti di vita a cinque o dieci anni.
4. Empatia che sopporta il conflitto
In passato la convivenza generava ferrate esperienze di disaccordo. Non sempre piacevoli ma formative. Oggi la preferenza sociale per l’armonia apparente o la fuga dalle conversazioni complesse indebolisce la capacità di rimanere quando le persone non la pensano come te.
5. Orientamento al rischio misurato
Prendere rischi calcolati era parte della crescita. Non intendo rischi sciocchi. Intendo il provare un mestiere, trasferirsi senza garanzie, iniziare una relazione che non promette certezze. Il rischio oggi è spesso confuso con l’esposizione virale digitale o con movimenti di breve termine che non formano terreno.
6. Capacità di noia creativa
La noia non era tempo vuoto. Era uno spazio dove inventare metodi, giochi, piccoli errori. Le ricompense immediate riducono questo spazio e con esso la possibilità di far nascere idee che non vengono subito validate.
7. Affetto che non pretende perfezione
Le relazioni solide nascono da aspettative realistiche e da una pazienza che accetta la lentezza dei cambiamenti. L’attesa come prova d’amore è diventata meno visibile in un’epoca che misura tutto in like e risposte istantanee.
8. Fiducia nella riparazione
Gli errori erano occasioni per aggiustare meccanismi e relazioni. Oggi l’errore spesso ha una dimensione digitale che lo rende permanente o facilmente amplificabile. Questo scoraggia il tentativo e rende più fragile la relazione col limite.
9. Senso di competenza pratica
Riparare qualcosa con le proprie mani, riuscire in attività non mediate da dispositivi dà un senso di efficacia che è diverso dalla riuscita virtuale. Molti giovani oggi hanno competenze digitali formidabili ma meno esperienza del saper fare in ambienti fisici complessi.
Un commento clinico rilevante
Aging starts at conception. So each of us can do lifestyle related practices like good sleep healthy diet sufficient exercise social engagement enjoying nature to improve our brain health and mental health. Dr Helen Lavretsky Professor in residence Department of Psychiatry UCLA.
La frase indica qualcosa di semplice eppure sottovalutato. Non è una bacchetta magica ma ricorda che alcune pratiche di base modellano la capacità di reggere l’incertezza e la fatica emotiva.
Non è solo colpa dei giovani
Se sembra che sto puntando il dito è perché lo faccio in parte. Ma il fenomeno è sistemico. Scuole che premiano risultati rapidi. Mercati del lavoro che richiedono performance istantanea. Famiglie sovraprotettive che risolvono problemi prima che il figlio impari a farlo. Serve capire come ricreare condizioni dove le forze mentali possano emergere.
Proposte pratiche e scomode
Ridurre la velocità di certi feedback sociali. Ripristinare momenti no tech strutturati. Rivalutare compiti di lunga durata nelle scuole. Offrire spazi dove fallire senza esibizione. Non sono idee nuove ma spesso mancano le condizioni culturali per mantenerle.
Conclusione apertamente non neutrale
Preferisco una generazione che conosce la fatica ma costruisce rispetto reciproco piuttosto che una che vive in una performance continua e fragile. Capisco che questa posizione suonerà conservatrice a qualcuno e paternalista ad altri. Ma la mia esperienza indica che esistono beni interiori non mercificabili e che vale la pena proteggerli. Il dialogo che serve non è sermone moralistico ma progettare istituzioni e abitudini che diano tempo e rischio controllato ai giovani per crescere davvero.
Tabella riassuntiva
| Forza mentale | Cosa la indebolisce oggi | Possibile antidoto |
|---|---|---|
| Tolleranza alla frustrazione | Gratificazione immediata | Compiti prolungati senza valutazione continua |
| Costruzione della reputazione | Performance social | Attività anonime o di lungo termine |
| Autodisciplina | Feedback istantaneo | Routine senza reward immediato |
| Empatia resistente | Fuga dal conflitto | Spazi per dialogo difficile |
| Rischio misurato | Esposizione spettacolare | Esperienze protette ma reali |
| Noia creativa | Intrattenimento costante | Tempi senza stimoli digitali |
| Affetto imperfetto | Aspettative performative | Relazioni che sopportano la lentezza |
| Fiducia nella riparazione | Digitalizzazione permanente degli errori | Cultura della seconda possibilità |
| Competenza pratica | Digital only skills | Laboratori manuali e mestiere |
FAQ
Perché queste forze mentali erano più diffuse negli anni 60 e 70?
Quegli anni offrivano contesti dove la crescita era spesso meno mediata da device e più immersa in esperienze prolungate. Il lavoro, la scuola, le relazioni familiari e di quartiere richiedevano tempo e continuità. Questo non significa che fosse un paradiso ma che certi apprendimenti si sviluppavano con ritmi diversi e in modo meno performativo.
I giovani oggi sono davvero meno resilienti o cambia solo la forma della loro resilienza?
Ci sono nuove forme di adattamento. I giovani sono spesso abili a navigare mondi digitali complessi e a creare reti sociali non tradizionali. La questione è che alcune forme tradizionali di forza mentale sembrano meno frequenti. La resilienza non è scomparsa ma spesso è declinata in modi che non sempre sostengono progetti di lungo termine.
È colpa dei genitori moderni?
In parte i genitori hanno reagito a paure reali e cambiamenti sociali. Alcune scelte protettive hanno esiti ambivalenti. Denis responsabilità collettive includono scuole, politica, economie e tecnologia. Dare tutta la colpa alla famiglia è una semplificazione che non aiuta a costruire soluzioni.
Cosa può fare una scuola se vuole coltivare queste forze?
Le scuole possono reintrodurre progetti a lunga durata, esperienze manuali, valutazioni che premiano la perseveranza, e spazi dove sia permesso fallire senza esibizione. Serve però che queste pratiche siano durature e non esperimenti episodici.
Le nuove tecnologie sono solo un male in questo contesto?
Le tecnologie offrono vantaggi reali. Il problema è quando diventano il metro unico di successo o quando riducono lo spazio per apprendimenti lenti. La sfida è integrare il digitale con pratiche che favoriscano tempo, rischio misurato e riparazione dell errore senza spettacolarizzazione.
Quale scena mi ha convinto di scrivere questo articolo?
Un pomeriggio ho visto un gruppo di ragazzi provare a mettere insieme un vecchio motorino in un cortile. Hanno litigato, hanno smontato, hanno perso tempo. Alla fine il motorino non è partito ma la loro determinazione era tangibile e diversa da quella che vedo strettamente nelle interazioni online. Quella immagine mi ha ricordato che certe forze mentali non spariscono del tutto ma hanno bisogno di occasioni per riemergere.