C’è una nostalgia molto concreta che circonda le case degli anni passati. Non parlo solo di mobili di legno antico o di pavimenti che scricchiolano. Parlo di quella qualità complessiva dell’aria che entrava e usciva come se l’edificio avesse una respirazione propria. Questo articolo esplora perché le case erano meno ermetiche un tempo e perché quella permeabilità non era sempre un difetto ma spesso una strategia istintiva per gestire umidità od odori. Non è una lode incondizionata al passato. È semmai un invito a capire cosa abbiamo guadagnato sigillando gli edifici e cosa abbiamo perso dopo.
Un dato semplice: le case di una volta lasciavano passare più aria
Se visitate una casa costruita prima degli anni settanta notate subito i piccoli segnali. Vecchie finestre che non chiudono perfettamente. Intonaci con microfessure. Camini che aspirano aria. È tutto lì per una ragione pratica: quei vuoti e quegli interstizi erano canali involontari di ventilazione naturale. Quando non esistevano impianti di ventilazione meccanica la casa si affidava al vento alla temperatura alla fisica degli spazi per rinnovare l’aria.
Ventilazione naturale e dinamiche semplici
La ventilazione naturale funziona con pressioni e differenze di temperatura. D’inverno l’aria fredda entra dal basso e l’aria calda esce dall’alto. In giorni ventosi il profilo della casa si comporta come una piccola macchina che sposta volumi d’aria. Questo processo evita spesso che l’umidità interna ristagni dentro pareti e cavità strutturali. In più riduceva la concentrazione di odori domestici e fumi di cottura senza che nessuno dovesse ricordarsene.
Perché il cambiamento verso l’ermeticità è arrivato
Due spinte hanno guidato la trasformazione. La prima è l’economia energetica. Sigillare finestre e lavorare sull’isolamento fa risparmiare energia e migliora comfort e prestazioni termiche. La seconda è normativa: codici e certificazioni hanno spinto per involucro più controllato. Il risultato è un involucro che conserva calore ma che non ammette più gli scambi casuali che una volta «sanificavano» l’ambiente interno.
Un mantra che è diventato filosofia
Nel mondo della scienza dell’edificio è nata una sintesi pratica che ha trovato ampia risonanza. Questo non è una costruzione poetica è materia tecnica. Joe Lstiburek founding principal Building Science Corporation ha riassunto il concetto con una formula che molti professionisti citano ancora.
“Build tight ventilate right.” Joe Lstiburek founding principal Building Science Corporation.
Questa frase contiene una promessa e un avvertimento. Promessa perché l’ermeticità controllata porta efficienza. Avvertimento perché senza un sistema di ventilazione adeguato quell’efficienza può tradursi in aria stagnante umidità in eccesso e problemi di qualità dell’aria interna.
Quello che si guadagna e quello che si perde
La svolta verso l’ermeticità ha migliorato il controllo del comfort ridotto sprechi termici e permesso sistemi di ventilazione meccanica più sofisticati. Tuttavia ha anche spostato la responsabilità dalla casualità a sistemi che richiedono manutenzione consapevolezza e a volte competenze tecniche. Un camino che prima immetteva aria fresca non lo farà più se la casa è sigillata e lo stesso vale per molte microperdite che in passato fungono da «aspiratori passivi» di umidità.
Un paradosso pratico
È curioso che un miglioramento tecnico abbia rivelato una fragilità sociale. Le case più nuove possono avere prestazioni migliori ma anche dipendere da impianti che i proprietari ignorano fino a quando si presenta un problema. La sigillatura ha reso invisibili alcune funzioni che un tempo erano trasparenti e autoprodotte dalle strutture stesse.
Quando la permeabilità era un vantaggio strategico
In regioni dove l’umidità stagionale è rilevante la possibilità per le strutture di respirare è stata spesso salvifica. Non per romanticismo ma per pura durabilità. Pareti che asciugano rapidamente dopo una pioggia o dopo una perdita evitavano accumuli di umidità e la conseguente degradazione dei materiali. Gli intonaci umidi respiravano e si asciugavano. Questo non vuol dire che le case vecchie fossero perfette ma che la loro «imperfezione» a volte fungeva da sistema di resilienza passiva.
Non tutto era meglio
Non voglio ritrarre le case del passato come un modello inarrivabile. Perdere calore in modo incontrollato era costoso e scomodo. Le invasioni di insetti alcuni problemi di sicurezza e inefficienze erano reali. Il punto è che l’attuale ideale del costruire ermetico ha bisogno di attenzione in più su ventilazione gestione di umidità e qualità dell’aria che non sempre è arrivata insieme alla parete isolata e alle finestre a tenuta.
Una proposta non banale
Non sostengo un ritorno alle case «che respirano da sole» né una fede cieca nella tecnologia. Propongo una terza via pratica. Costruire involucro performante e allo stesso tempo progettare percorsi di ventilazione che siano semplici controllabili e poco intrusivi. Il bello è che questo non richiede stramberie ma una disciplina progettuale che integri fisica dei vapori e routine d’uso umane.
Un esempio che funziona
Piccoli accorgimenti come posizionare estrattori meccanici nei punti giusti usare recuperatori di calore con controllo umidità e progettare aperture per lo smaltimento selettivo dell’umidità possono replicare il beneficio delle case «leaky» senza le inefficienze energetiche. Questo richiede però fiducia nel fatto che gli edifici non sono solo cose inerti ma sistemi viventi che vanno governati.
Riflessione aperta
Mi piace lasciare una domanda in sospeso. Se la casa moderna è un territorio che deve essere gestito come un piccolo ecosistema chi deve fare questo lavoro? Il proprietario il manutentore il progettista? Il cambiamento culturale sarà forse la parte più difficile perché richiede che la gente impari a leggere segnali invisibili come la condensa sui vetri o l’odore di muffa prima che diventi un problema evidente. E qui non do una lezione. Dico solo che riconoscere la parte buona delle case del passato aiuta a progettare meglio il futuro.
Tabella riepilogativa
| Aspetto | Cosa accadeva prima | Cosa avviene oggi |
|---|---|---|
| Ventilazione | Casuale frequente tramite fessure e camini | Controllata da sistemi meccanici o insufficiente |
| Gestione umidità | Asciugatura naturale delle strutture | Dipendenza da deumidificazione e progettazione |
| Efficienza energetica | Bassa perdita energetica | Alta efficienza ma più responsabilità gestionale |
| Durabilità delle pareti | Maggiore capacità di asciugare | Rischio più alto se non ventilate correttamente |
FAQ
Perché le case vecchie sembrano più «arieggiate»?
Le tecniche costruttive e i materiali più grezzi lasciavano inevitabilmente varchi e pelle edilizia meno continua. Questo generava ricambi d’aria non misurati che smaltivano umidità od odori. Era un effetto diretto delle tecnologie e delle necessità dell’epoca non un progetto intenzionale per confortare ma spesso funzionava come una strategia passiva.
La casa moderna è sempre migliore perché più ermetica?
No. L’ermeticità risolve problemi di dispersione termica ma crea nuove esigenze. Senza ventilazione adeguata l’aria si degrada e le pareti possono trattenere umidità. Un involucro ermetico è uno strumento potente ma richiede scelte progettuali supplementari per funzionare bene in ogni clima.
Se ho una casa vecchia devo sigillarla tutta?
Non è una risposta netta. Talvolta migliorare tenuta e isolamento conviene ma bisogna contemporaneamente prevedere percorsi di ventilazione meccanica o ricorrere a interventi mirati che non eliminino la capacità delle pareti di asciugare. La valutazione va fatta caso per caso per evitare problemi successivi.
Cosa significa davvero ventilare right?
Ventilare right significa fornire ricambio d’aria controllato al giusto tasso con apparecchi che filtrano e gestiscono umidità. Non è solo quantità ma qualità del ricambio. Significa anche prevedere controlli semplici e manutenzione sostenibile per chi vive la casa.
Come cambia il progetto in climi umidi rispetto a climi secchi?
In climi umidi l’attenzione si sposta su deumidificazione e sul controllo delle fonti di umidità mentre in climi freddi l’obiettivo è evitare condensazioni interne. La strategia di involucro e di ventilazione deve essere differente e calibrata sul clima non esistono soluzioni universali.
Chiudere o aprire. Controllare o affidarsi al caso. Non ho una formula magica da offrire. Ho però la convinzione che capire le ragioni storiche della «permeabilità» delle case di una volta aiuti a progettare case moderne più resilienti e meno fragili. E forse a far sì che l’abitare non diventi un elenco di apparecchi da ricordare ma un sistema che funziona anche quando qualcuno si dimentica di premere un pulsante.