Perché chiedere Did that make sense rivela sicurezza e non incertezza

In molte conversazioni professionali e personali la frase Did that make sense appare come una specie di riflesso. Alcuni la usano per coprire esitazioni, altri per placare l ansia dell interlocutore. Io sostengo una tesi diversa e provocatoria. Chiedere Did that make sense spesso non è un timore mascherato ma un segnale di forza comunicativa. Lo dico dopo anni passati a osservare presentazioni, riunioni e dialoghi in cui la linea sottile tra controllo e lasciare spazio si manifesta proprio in quella domanda.

Un gesto semplice con effetti complessi

La domanda è breve ma carica. Non cerca solo conferma di comprensione. Invita a un passaggio successivo. E chi la pone si assume il rischio di interrompere la propria performance per ascoltare l altro. È un atto che mette in gioco tempo e attenzione. Per questo ritengo che non sia simile ad altre frasi di cortesia. Chi la usa bene sa che non può tornare indietro e fingere di aver capito.

La tregua tra spiegazione e dialogo

Quando finisco una spiegazione e dico Did that make sense apro una tregua. Non è una resa. È una concessione deliberata. Concedo all altro la possibilità di riempire il vuoto che la mia esposizione ha lasciato. Non mi serve una firma di approvazione. Mi interessa sapere se il messaggio ha fatto presa nella testa e non solo nelle orecchie.

Perché è un gesto di leadership

Un leader efficace non è chi parla senza interruzioni. È chi riesce a chiamare il feedback. Dire Did that make sense è una forma di leadership che presuppone due cose. La prima è che il leader crede abbastanza nella propria posizione da testarla. La seconda è che non teme la contraddizione. Entrambe sono segnali di sicurezza, non di debolezza.

La leadership che chiede conferme evita la trappola dell autocompiacimento. Molti leader preferiscono restare nell eco della propria voce. Chi domanda apre la comunicazione a sorprese costruttive. Questo atteggiamento migliora le decisioni perché raccoglie dati reali e non conferme patinate.

Vulnerability is the birthplace of innovation creativity and change. Brené Brown Research professor University of Houston.

La citazione di Brené Brown è utile qui. Chiedere se qualcosa ha senso è una forma di vulnerabilità controllata. Non c è nulla di ingenuo in questo atto. È una pratica consapevole che favorisce il cambiamento perché mette il parlante nella posizione di ricevere informazioni che possono modificare la rotta.

Un test semplice per la solidità delle idee

Prova mentale. Spieghi un concetto complesso a un gruppo e concludi con Did that make sense. Se ricevi silenzio e sguardi vaghi probabilmente il concetto non è stato acquisito. Se invece sai ascoltare le domande che emergono, capisci dove la spiegazione è fragile. La domanda non è un tappabuchi. È un test diagnostico. Chi la usa con regolarità affina le proprie argomentazioni e diventa più persuasivo nel tempo.

Perché molti la fraintendono

C è una ragione per cui la domanda viene spesso derisa. I suoi interpreti superficiali la vedono come una richiesta di approvazione. Ma il problema è quasi sempre nel tono e nel contesto. Pronunciata con esitazione e in mezzo a scuse la frase comunica insicurezza. Pronunciata con calma e seguita da silenzio per ascoltare produce autorità. È il modo in cui la si incarna che cambia tutto.

L errore dell autoprotezione

Chi ha paura del giudizio usa la domanda come scudo. Vuole che l altro dica tutto OK per sentirsi a posto. Questo è il contrario della pratica che promuovo. La domanda autentica è priva di aspettative, o meglio ha l aspettativa di apprendere. Un ascoltatore che non è disposto a cambiare non può trarre vantaggio da quella richiesta.

Come trasformare la domanda in uno strumento consapevole

Non basta dirla. Bisogna costruire una micro strategia attorno alla domanda. Per esempio è utile specificare l oggetto della verifica. Potrebbe essere la logica, le implicazioni pratiche o la priorità delle azioni successive. Quando rimandi la domanda a un aspetto preciso riduci la vaghezza e aumenti la qualità del feedback.

Altro elemento decisivo è il silenzio successivo. Dare spazio alle risposte significa davvero accettare l informazione ricevuta. Se interrompi o riempi immediatamente con ulteriori argomentazioni perdi il principale vantaggio: la possibilità di modificare la tua proposta con dati reali.

L empatia come corollario pratico

Chiedere Did that make sense funziona meglio quando è accompagnato da empatia operativa. Capire il livello di competenza dell interlocutore, il suo stato emotivo e le sue priorità ti aiuta a calibrare la domanda. Senza questa attenzione rischi che la richiesta suoni vuota o peggio meccanica.

Un avvertimento pragmatico

Non è una formula magica. Non trasforma automaticamente cattivi argomenti in buone idee. Se una proposta è mal concepita la domanda non la redime. Ma dà la possibilità di smontarla insieme e, se serve, di ricostruirla. Per questo la chiamo un gesto di responsabilità sociale nella conversazione.

Talvolta va sparata prima di una conclusione definitiva. Altre volte va ripetuta, posta in modo diverso, accompagnata da esempi pratici. Uno stesso gruppo richiede tonalità diverse. Ciò che conta è la volontà di imparare dalla risposta ricevuta.

Conclusione aperta

Riesco a immaginare lettori che storcono il naso. Forse preferite il vecchio stile di parlare senza interrompere l incantesimo. Ma nella complessità attuale la capacità di interrompere il flusso per chiedere chiarezza è una capacità rara e preziosa. Non è modestia mascherata. È disciplina conversazionale. Se volete migliorare la vostra autorevolezza provate a farne un abitudine e misurate i risultati con freddezza e curiosità.

Tabella riassuntiva

Idea centrale Perche conta
Did that make sense come atto di leadership Permette di testare idee e raccogliere feedback genuini.
Vulnerabilita controllata Apre spazio all innovazione e alla correzione rapida.
Errore comune Usarla come scudo annulla il valore della domanda.
Pratica utile Specificare l oggetto della verifica e lasciare silenzio per ascoltare.

FAQ

La domanda non suona banale e ridondante

Può succedere. Per evitare di risultare ripetitivi conviene variare la formulazione e indicare cosa si vuole verificare. Invece di ripetere la stessa forma verbale chiedere ad esempio se la parte pratica è chiara o se le priorita sono comprese produce risposte piu utili.

Quando non conviene usare Did that make sense

Non è utile in contesti dove la conversazione non prevede interruzioni o dove la comunicazione è pensata per essere completa e non dialogica. Inoltre quando l obiettivo e solo persuadere e non raccogliere input la domanda puo indebolire la posizione. L uso va calibrato.

Come rispondere quando si riceve la domanda

Rispondere con concretezza aiuta entrambi. Dire cosa non e chiaro e fare una proposta di esempio o una controdomanda trasforma l interazione in un dialogo operativo. Evitate risposte vaghe che non aiutano a migliorare la spiegazione.

La domanda funziona anche in comunicazione scritta

Sì ma con varianti. In un testo di lavoro si possono usare footnote o link per invitare a segnalare punti poco chiari. Nelle chat è utile esplicitare cosa si vuole che il lettore controlli. L assenza di tono richiede specificita.

Si può usare per valutare il pubblico

Assolutamente. In formazione o in presentazioni la domanda serve come termometro per misurare la preparazione e la partecipazione reale. Usata strategicamente riduce l illusione di comprensione collettiva.

Serve pratica per non suonare insicuri

Certamente. Il trucco non e tanto nella frase quanto nella postura mentale che la accompagna. Chi la pronuncia con la convinzione di voler apprendere emana sicurezza diverse rispetto a chi la usa per ricercare conforto. Allenate la capacità di ascolto e il tono e la domanda acquistera peso.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2

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