Il multitasking aumenta l’affaticamento emotivo in modi che spesso non riconosciamo fino a quando la serata non ti trova vuoto e irritabile. Non è solo questione di produttività persa o minuti gettati: è un consumo sottile e continuo di risorse mentali che si traduce in un senso di esaurimento emotivo. Qui provo a spiegare perché succede, come lo vivo personalmente nelle mie giornate e quali linee di tensione ho visto ripetersi in amici e colleghi. Non è un manuale perfetto e completo ma una mappa imperfetta per capire cosa succede quando insegui molte cose contemporaneamente.
La prima lente: consumo di energia mentale e residuo di attenzione
Quando ti sposti da una finestra all’altra sullo schermo la tua mente non si spegne e si riaccende come un interruttore. Rimangono frammenti. Resti con parti di compiti precedenti che continuano a chiedere attenzione. Questo fenomeno produce una forma di attrito interno che non appare immediatamente come fatica fisica ma che lentamente erode la capacità di regolare le emozioni. Il multitasking aumenta l’affaticamento emotivo perché costringe il cervello a sostenere più tracce di lavoro emotivo in parallelo.
Una nota personale
Mi accorgo soprattutto alla sera. Dopo ore di notifiche e cambi di focus mi ritrovo a rispondere con impazienza a messaggi che normalmente gestirei con calma. Non è stanchezza di muscoli ma una stanchezza nel tenere insieme la trama emotiva della giornata.
La seconda lente: il circuito della valutazione emotiva si intasa
Le operazioni di controllo esecutivo che separano impulso e risposta sono costose. Quando le risorse sono frammentate, l’apparato che media le reazioni emotive fatica di più. Non sorprende che la tolleranza allo stress diminuisca e che la frustrazione salga più rapidamente. Il multitasking non fa solo perdere tempo, altera la qualità delle risposte affettive.
Asking the brain to shift attention from one activity to another causes the prefrontal cortex and striatum to burn up oxygenated glucose the same fuel they need