Mi sono sempre sentito di fretta ma ho capito cose che nessuno mi aveva detto prima

Ogni tanto mi sorprendo a guardare il cronometro del mio telefono come se fosse un giudice severo. Ho passato anni a credere che quella sensazione costante di dover correre fosse un difetto personale da correggere con più efficienza o con app migliori. Poi, lentamente, ho capito che la fretta non è solo una questione di tempo. È una forma di relazione con il mondo che si costruisce con abitudini, convenzioni sociali e aspettative che ci arrivano dentro senza chiedere il permesso.

La fretta come identificatore sociale

Quando dico che mi sentivo di fretta intendo qualcosa di più profondo del semplice correre da una riunione all’altra. È quel sentimento sottile che trasforma essere impegnati in una specie di distintivo. Spesso, chi dice di essere occupato vuole dire: guardami, sto producendo valore, sono necessario. A livello sociale la fretta è diventata uno strumento di reputazione. È una valuta che circola tra colleghi, amici e anche sconosciuti nei commenti sotto un post.

Una confessione personale

Per anni ho riempito la mia agenda per sfuggire a certi vuoti. Non lo chiamerei evitamento classico o fuga dall’ansia in termini clinici perché non ho seguito una formula precisa. Più semplicemente ho costruito micro-rituali inutili che riempivano i minuti della giornata e mi facevano sentire ogni volta necessario. Se qualcuno mi chiedeva come stessi, rispondevo automaticamente con l’equivalente di “sono pieno di impegni”. E la risposta riceveva un punto di status. Allora perché smettere?

La precisazione che pochi blog ti daranno

Non è sufficiente prescrivere tecniche di gestione del tempo. Molti articoli propongono sistemi impeccabili e la promessa che basterà applicarli per respirare meglio. Io dico invece che la lotta contro la fretta spesso fallisce perché parte dal presupposto sbagliato: che la fretta sia un problema atomico misurabile in minuti. Non lo è. È un problema di forme e contesti. A volte la soluzione sta nel cambiare il contesto piuttosto che il metodo.

Per esempio

Ho provato a eliminare nelle mie giornate i riti sociali più ovvi. Ho smesso di rispondere immediatamente ai messaggi che non richiedevano una decisione urgente, ho limitato la presenza in riunioni dove la mia voce non contava veramente. Non è stato un miracolo istantaneo ma ha aperto spazi che non sapevo di tenere in ostaggio.

Una voce autorevole che conferma un sospetto

We turned busyness into this standard by which we measure our importance.

Oliver Burkeman Author and journalist.

La frase di Oliver Burkeman non risolve tutto, ma dà una cornice utile. Burkeman, che ha scritto ampiamente sull epidemia della busyness, mette in parole quello che molti percepiscono ma non riescono a nominare: la fretta è una misura simbolica di valore. A me questo spostamento di prospettiva ha permesso di smettere di cercare solo strumenti e cominciare a interrogare le ragioni culturali dietro la mia ansia di produttività.

Perché le soluzioni rapide non funzionano

Le app di produttività possono trasformare la fretta in qualcosa di più ordinato ma raramente la eliminano. Spesso finiscono per amplificare la pressione: se il sistema ti dice che puoi fare cento cose in meno tempo, la tentazione è riempire quegli spazi. Serve invece pazienza e una revisione delle priorità che non sia solo una lista di cose da fare più bella da vedere.

Un piccolo esperimento personale

Ho iniziato a progettare giorni con un focus tematico invece che con orari asfissianti. Un giorno è dedicato al lavoro concettuale, uno ai rapporti, uno alle pratiche amministrative. Non è rigido, è un vincolo gentile. I risultati non sono immediati e a volte fallisco. Ma la felicità della giornata non la misuro più in punti completati ma in quanto ho sentito che il tempo mi apparteneva.

Un punto controverso

Non penso che la fretta sia sempre negativa. A volte la fretta è una risposta giusta a una scadenza o a un salvataggio improvviso di qualcosa che conta. La mia critica è verso la fretta ritualizzata che si autogiustifica. Criticare la fretta non significa eliminare l urgenza reale. Significa distinguere fra i due tipi e non confonderli deliberatamente.

Una proposta pratica non convenzionale

Se vuoi sperimentare un cambiamento, prova a perdere intenzionalmente tempo in una cosa che non è misurabile. Leggi un capitolo senza evidenziare nulla. Parla con qualcuno senza cercare un risultato. È paradossale ma imparare a tollerare la mancanza di prodotto può ridurre la necessità compulsiva di produrre tutto il tempo.

Conclusione parziale

Non ho la pretesa di offrire una formula definitiva. Quello che posso dire con certezza è che la sensazione di fretta si smonta in pezzi: norme sociali, abitudini personali, meccanismi tecnologici e paure di non essere all altezza. Agire su uno solo di questi piani può cambiare qualcosa, ma agire su più piani produce effetti più profondi. E nella pratica quotidiana la trasformazione avviene con piccoli atti ripetuti, non con rivelazioni istantanee.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Problema Chiave di lettura Primo passo pratico
Sensazione continua di fretta È un indicatore sociale tanto quanto un problema di tempo Osserva quando rispondi “sono occupato” e perché
Strumenti di produttività inefficaci Rendono la fretta più elegante ma non la eliminano Prova vincoli tematici giornalieri invece di microtime
Urgenza reale vs fretta rituale Distinguere è essenziale Classifica le attività secondo impatto reale
Evitamento attraverso l attività Alcune persone usano la fretta per sfuggire a vuoti emotivi Dedica momenti senza scopo produttivo visibile

FAQ

Perché mi sento sempre di fretta anche quando non ho molte cose da fare?

La fretta può essere una risposta abitudinaria e culturale. Non sempre corrisponde al carico reale di compiti. Se ti capita spesso, prova a osservare i tuoi rituali sociali: rispondi per abitudine che sei occupato oppure lo sei davvero. A volte la pressione esterna e le aspettative interiorizzate mantengono vivo questo stato anche in assenza di lavoro effettivo.

Eliminare le app di produttività risolve il problema?

Non necessariamente. Le app possono essere utili per alcune persone ma se la fretta è radicata in dinamiche emotive o sociali, la semplice rimozione degli strumenti non basta. Lavorare sui confini personali e sulle priorità produce cambiamenti più duraturi.

Come capire se la mia fretta è utile o dannosa?

Una fretta utile ha un criterio: produce un risultato significativo o evita un danno concreto. La fretta rituale invece tende a generare affaticamento e rimpianto. Se dopo una giornata frenetica ti senti stanco ma vuoto, probabilmente quella fretta era più performativa che utile.

Qual è il primo gesto pratico da fare subito?

Prova a dedicare un mattino a un solo tipo di attività e valuta la qualità del tuo lavoro e del tuo stato d animo. Scegli un mattino in cui non controlli email e non partecipi a riunioni. Anche questa singola esperienza può rivelare quanto la dispersione contribuisca alla sensazione di fretta.

È possibile mantenere ambizione senza vivere nella fretta?

Sì. Ambizione e fretta non sono sinonimi. L ambizione può essere orientata da valori a lungo termine e sostenuta da pratiche che rispettano i limiti. Imparare a pianificare con orizzonti realistici e concedersi pause intenzionali aiuta a restare ambiziosi senza consumarsi.

Che ruolo giocano le relazioni nella percezione della fretta?

Un ruolo enorme. Le relazioni possono legittimare la fretta o ridimensionarla. Parlare con amici e colleghi di come vivete il tempo può creare nuovi codici condivisi che rendono socialmente accettabile rallentare.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2

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