Non cercavo la felicità ma qualcosa di più stabile cosa è cambiato

Non cercavo la felicità ma qualcosa di più stabile. Suona come una confessione e in parte lo è. Non è la promessa di un manuale di autoaiuto né il titolo di un corso che vende speranza a rate. È la cronaca di giorni in cui ho smesso di rincorrere lampi e ho iniziato a coltivare radici. Questo pezzo non spiega tutto. Non deve. Racconta alcuni spostamenti che ho fatto e qualche taglio netto che non ti aspetteresti.

Quando la felicità diventa inseguita

Per anni ho trattato la felicità come un obiettivo fotografico: inquadrare il sorriso perfetto, scattare e postare. Il problema è che la macchina fotografica non rimane accesa per tutta la giornata. La felicità così intesa è intermittente, soggetta alle condizioni meteorologiche emozionali. Io volevo altro. Volevo qualcosa che non si spegnesse se pioveva. Volevo una condizione meno fragile.

Il limite delle emozioni puntuali

Le emozioni puntuali hanno valore: ricordano, segnano, accendono. Ma sono anche trappole. Quando l’intera strategia esistenziale si basa su picchi, ogni valle sembra fallimento. Ho cominciato a chiedermi se non fosse più utile puntare su un’architettura interna che resista alle variazioni del tempo emotivo.

Che cos è la stabilità emotiva

Non è soppressione. Non è anestesia. È costruzione. È cambiare priorità: meno ricerca dell’istantanea e più cura delle fondamenta. Per me la stabilità include: un lavoro che abbia senso anche nei giorni no, routine che non mi tradiscano quando sono stanco, relazioni che non si rompono per un messaggio non risposto. È una strategia meno scenografica ma più refrattaria alle intemperie.

La differenza che ho notato

Quando ho iniziato a privilegiare la stabilità, sono successe cose semplici e rapide: ho smesso di giudicare ogni giornata dal livello di entusiasmo del mattino, ho smesso di sacramentare sull’effetto social del mio umore, e ho cominciato a misurare la qualità delle mie ore in termini di coerenza. Non ho perso l’attrazione per il bello o per il divertimento. Ho soltanto smesso di considerare questi momenti l’unica valuta dell’esistenza.

Happiness is not something ready made. It comes from your own actions. Martin Seligman Professor of Psychology University of Pennsylvania

Questa frase di Martin Seligman non è una profezia morale. È la constatazione che la felicità spesso è conseguenza di scelte ripetute e non di colpi di fortuna. Non la uso come appiglio definitivo. Mi serve per dire che, nella mia esperienza, la stabilità si costruisce e non si trova.

Una decisione pratica: meno brillìo più bordo

Negli ultimi anni ho cambiato alcune abitudini che sembravano banali ma sono state decisive. Ho scelto progetti che reggono quando non sono al top dell’ispirazione. Ho tenuto più cura alle persone che non urlano più forte nelle mie stories. Ho impostato limiti di energie. Non sono diventato rigido. Anzi: la stabilità richiede più adattabilità, non meno. Ma un adattamento guidato, non reattivo.

Perché non è un percorso neutro

Parlare di stabilità è politico quanto parlare di felicità. Vuol dire scegliere cosa valorizzare nella vita quotidiana. È una posizione: non accetto il valore che la società attribuisce a bend circolari di entusiasmo. Ribalto gli standard. Questo mi ha reso meno popolare su certi palchi ma più presente nella vita reale delle persone che contano per me.

Momenti di riflessione alternati a passaggi netti

Ci sono state giornate in cui ho abbandonato amicizie che vivevano solo di occasioni. Giornate in cui ho ridotto il numero di progetti per poter dare ad ognuno il tempo che meritava. Non è eroismo. È strategia. La stabilità richiede fermazza e delicatezza. Delicatezza per riconoscere ciò che merita cura. Fermazza per rinunciare a ciò che consuma senza dare frutto.

Qualcuno potrebbe obiettare che questa scelta è difensiva. Non è vero. È attacco alla volatilità, non alla gioia. Per me significa provare a vivere in modo che la gioia non sia mai una sorpresa ma un’ospite frequente. A volte la stabilità è il modo migliore per dare spazio alla felicità autentica perché la felicità si può also manifestare come quieta persistenza, non solo come colpo di scena.

Un avvertimento

Non confondere stabilità con stagnazione. Ho imparato a distinguere la sicurezza che nutre dalla sicurezza che imbriglia. La stabilità che difendo è dinamica: si muove con il mondo ma mantiene un asse. Questo significa anche avere il coraggio di cambiare quando la stabilità diventa gabbia. Non esiste una formula unica.

La sfida quotidiana

La vera sfida non è arrivare a uno stato stabile. È mantenerlo quando tutto intorno ti propone scorciatoie più scintillanti. Le scorciatoie funzionano spesso da anestetico. Ti senti meglio adesso, ma non per molto. La stabilità ti chiede investimenti quotidiani che raramente hanno il payoff immediato e spettacolare, ma ti proteggono dalla corrosione lenta.

Conclusione che non chiude

Non cercavo la felicità ma qualcosa di più stabile. Ho trovato che la scelta di stabilizzare la mia vita non toglie spazio al piacere. Lo trasforma. Lo rende meno rumoroso e più presente. Questa trasformazione non è per tutti. Non è puritana. È pratica. Se quello che cerchi è un rifugio dai continui cambiamenti d’umore, forse vale la pena provare a costruire quel bordo che resiste.

Idea Che significa
Fermarsi a guardare le radici Scegliere priorità che reggano nel tempo e non solo nelle emergenze emotive.
Misurare coerenza Valutare la qualità delle ore per continuità più che per intensità.
Relazioni radicate Investire in legami che tollerano i giorni difficili.
Routine protettive Costruire abitudini che sostengano la stabilità senza soffocare la novità.

FAQ

Che differenza c è tra cercare la felicità e cercare stabilità?

Cercare la felicità spesso significa inseguire momenti intensi e positivi. Cercare stabilità è orientarsi verso condizioni che rendano possibili quei momenti in modo sostenibile. La stabilità è il terreno, la felicità i frutti stagionali.

La stabilità non è noiosa?

Può esserlo se la usi come scusa per non cambiare. La stabilità che propongo è flessibile. Significa avere una base dalla quale partire per esperienze significative senza che ogni evento smuova la bussola interiore.

Serve un cambiamento drastico per raggiungerla?

No. Nella mia esperienza sono piccoli aggiustamenti ripetuti che fanno la differenza. Ridurre il rumore digitale, selezionare progetti, investire in relazioni che durano. Non serve ristrutturare tutta la vita in un giorno.

Come capisco se sto costruendo stabilità o solo un rifugio?

Se la tua scelta ti protegge ma allo stesso tempo ti impedisce di crescere o ti isola, allora è un rifugio. Se ti sostiene e ti permette di correre rischi misurati senza perdere orientamento, allora è stabilità autentica.

Si perde la spontaneità?

Non necessariamente. La spontaneità può coesistere con routine solide. Anzi, avere certezze di base può permettere migliori improvvisazioni perché la paura di tutto che smetta ti abbandona.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2

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