Riscaldare meno stanze può davvero aumentare il consumo energetico?

Mi è capitato spesso di sentire la stessa promessa: chiudi le porte, spegni i termosifoni nelle stanze vuote e il contatore ti sorriderà. È un consiglio pratico, intuitivo, quasi rassicurante. Eppure la realtà ha pieghe che molte guide rapide omettono. In questo articolo provo a rompere qualche certezza, a raccontare cosa succede davvero quando decidi di riscaldare meno stanze e perché a volte il risparmio resta solo un desiderio.

Il meccanismo semplice e la sua faccia nascosta

La spiegazione elementare è questa. Se riscaldi solo il soggiorno e la cucina e lasci fredde camere e corridoi, hai meno volume d’aria da portare a temperatura. Il generatore di calore lavora meno, o così sembra. Ma le case non sono scatole ermetiche: ci sono ponti termici, dispersioni attraverso muri, soffitti e pavimenti, e scambi d’aria che complicano il conto. Inoltre il comportamento umano entra in gioco e spesso rovina i calcoli ideali.

Perché riscaldare meno stanze non è sempre lineare

Prima osservazione pratica: la temperatura percepita in un ambiente dipende più dalla radiazione e dalla stratificazione che dal semplice termometro posto al centro. Una stanza fredda attigua a una stanza calda sottrae parte del calore, costringendo la fonte primaria a lavorare di più per mantenere il set point. Questo effetto è tanto più evidente nelle case con scarsa coibentazione o con vecchi impianti che non modulano bene la potenza.

Seconda osservazione: i sistemi di riscaldamento centralizzati non sempre rispondono bene a zone spente. Un caldaia modulante che trova meno circuiti attivi può entrare in un regime meno efficiente, oppure le pompe e le valvole possono consumare più energia elettrica per tentare di stabilizzare la rete di distribuzione. Non è una regola matematica ma succede abbastanza spesso nella pratica.

Dati sul campo e il paradosso della prebound effect

Non sono l’unico a notare questo scollamento tra previsione e uso reale. La letteratura mette in guardia da effetti nei quali il consumo osservato diverge da quello calcolato a priori. Uno studio che vale la pena ricordare sottolinea come gli occupanti di case meno efficienti tendono a controllare il riscaldamento in modi che riducono l’uso previsto delle tecnologie. In altre parole molti risparmi teorici sono già stati erosi dal comportamento quotidiano molto prima che qualcuno metta mano all’impianto.

In general the worse a home is thermally the more the occupants tend to control the amount of heating they use. Minna Sunikka Blank Senior Researcher Department of Architecture University of Cambridge.

Questa citazione non è un oracolo ma una lente utile. Significa che la strategia di spegnere stanze deve essere valutata dentro la specificità dell’abitazione: isolamento, uso degli spazi, abitudini dei residenti.

Un esempio domestico che sgonfia l’entusiasmo

Immagina un appartamento dove il corridoio è un tuttuno con la distribuzione dei radiatori e un vecchio impianto a termosifoni. Se tieni le porte delle camere aperte, il calore si mescola e il generatore lavora in modo omogeneo. Se chiudi le porte e lasci camere fredde, alcune valvole rimangono chiuse e l’acqua calda scorre meno, alterando il bilanciamento della pressione e la temperatura del ritorno in caldaia. Questo può peggiorare la modulazione della caldaia e persino farla accendere più frequentemente per brevi cicli. Il risultato netto non è sempre quello che speravi.

Quando invece riscaldare meno stanze conviene davvero

Non sto dicendo che l’idea sia sbagliata a priori. In molti casi funziona bene. Se la casa è ben isolata, se le stanze non riscaldate sono isolate termicamente (porte perfette, presenza di porte interne e corridoi separati), se il sistema è progettato per la zonizzazione con valvole termostatiche o un cronotermostato intelligente per zone, allora il risparmio è reale e misurabile.

Un altro scenario favorevole è l’utilizzo di riscaldamento elettrico passante per singoli radiatori controllabili. Qui il controllo stanza per stanza è preciso e non altera il bilanciamento idraulico di un impianto centralizzato. Alla lunga questi sistemi permettono un controllo più granulare del comfort e spesso portano a una riduzione del consumo.

Il ruolo delle abitudini

È banale ma vero: la tecnica lascia spazio all’abitudine. Una signora che, per abitudine, apre le finestre per cambiare aria ogni ora vanifica la migliore zonizzazione. Un ragazzo che lascia la porta della camera spalancata al ritorno dai suoi giri crea scambi d’aria che costringono a un consumo addizionale. Il progetto energetico non è solo calcoli. È anche antropologia domestica.

Consigli pratici che non troverai nelle brochure

Non voglio trasformare questo pezzo in una lista sterile ma qualche suggerimento concreto può orientare. Primo: non limitarti a spegnere; prova a ridurre e a testare. Secondo: misura. Un termometro in più in stanze critiche e qualche lettore di consumo puoi recuperarli in pochi mesi se li usi davvero. Terzo: migliora la stratificazione dell’aria con tende spesse o tappeti dove serve. Quarto: valuta la zonizzazione intelligente, ma attenzione ai costi iniziali che a volte impattano i risparmi netti.

Non dico che ogni intervento pagherà. Dico che molte decisioni funzionano solo se considerate globalmente: isolamento, impianto, comportamento e strumenti di controllo. Non esiste un unico tasto magico.

Osservazione personale e un avvertimento

Ho visto case dove spegnere stanze ha ridotto il consumo del 20 per cento e altre dove l’effetto è stato marginale. La parte frustrante è che le guide generiche promettono miracoli senza spiegare quando funzionano. Il mio consiglio secco è diffidare delle formule: testare in modo empirico e misurare spesso ti dà verità che i modelli non sempre restituiscono.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Problema Effetto Quando conviene
Stanze non riscaldate aperte Perdita di calore verso altre stanze e maggior lavoro della fonte Mai conviene lasciare porte aperte tra zone calde e fredde
Impianto centralizzato datato Possibile inefficienza e cicli brevi di accensione Conviene zonizzare o aggiornare la caldaia
Buona coibentazione e valvole termostatiche Risparmio reale e controllabile Sempre conveniente
Comportamento degli occupanti Grande variabilità nei risultati Misurare e adattare

FAQ

Riscaldare meno stanze può far aumentare la bolletta?

Può succedere in certi casi. Se l’impianto non è progettato per zone o la casa è poco isolata, la caldaia può entrare in un regime meno efficiente e aumentare i cicli di accensione. Il risultato è un consumo simile o addirittura superiore. Per evitare sorprese conviene provare per qualche settimana monitorando i consumi reali.

Quali strumenti aiutano a capire se la strategia funziona?

Termometri distribuiti nelle stanze, valvole termostatiche smart e lettori di consumo istantaneo sono utili. Anche semplici esperimenti di controllo A B funzionano: tieni le stanze spente per una settimana e poi prova a riscaldarle per una seconda. Le differenze di consumo dicono molto più di una regola generale.

La zonizzazione vale sempre la spesa?

Dipende. Se la casa è grande o gli occupanti usano poche stanze, la zonizzazione può ripagare l’investimento in anni. In appartamenti piccoli o molto ben isolati il ritorno è più lento. Conta anche la qualità dell’impianto e il prezzo dell’intervento.

Che ruolo ha l’isolamento?

Fondamentale. Una stanza ben isolata mantiene la temperatura più a lungo e riduce la necessità di riscaldare frequentemente. Investire in isolamento spesso dà benefici più stabili e duraturi di qualsiasi modifica alle abitudini di riscaldamento.

È meglio usare riscaldamento elettrico stanza per stanza?

Per chi cerca controllo preciso e non ha un impianto centralizzato efficiente, il riscaldamento elettrico per singoli radiatori può funzionare bene. Offre modularità e semplicità di installazione ma comporta costi unitari di energia diversi rispetto al gas o ad altre fonti. Valuta sempre il costo del kWh e la flessibilità che desideri.

Concludo senza promesse grandiose: riscaldare meno stanze può far risparmiare, ma non è una legge universale. È una scelta che richiede misure, qualche attento aggiustamento e, spesso, un pizzico di pazienza.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2

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