Negli scaffali della memoria collettiva ci sono immagini che a volte non raccontiamo bene. Io sono cresciuto in una di quelle case dove i problemi quotidiani non venivano analizzati sotto una lente terapeutica ma risolti a colpi di praticità. Non sto idealizzando nulla. Sto dicendo che certe attitudini mentali nate in quegli anni hanno una fisionomia diversa rispetto a quello che vedo nei ventenni e nei trentenni di oggi.
Una premessa che interrompe la narrazione facile
Non è semplicistico dire che gli anni 60 e 70 abbiano prodotto adulti inevitabilmente più forti. Le condizioni storiche contavano molto. Discontinuità economiche organizzative e sociali costringevano alla negoziazione continua tra risorse scarse e responsabilità immediate. Il risultato è stato un tipo di apprendimento pratico delladversità che oggi fatichiamo a riconoscere perché la forma di stress è cambiata.
Perché questa osservazione non è solo nostalgia
Lo dico apertamente. Quando si confonde nostalgia e analisi si perde il passo. Alcune delle forze mentali che sto per elencare non sono miracoli del passato ma spesso risposte adattive a quel contesto. Oggi ci lamentiamo di poca resistenza emotiva e scarsa inclinazione al rischio calcolato. È possibile che la tecnologia e certi cambiamenti culturali abbiano riallocato energie cognitive altrove.
Le nove forze mentali
Seguo un ordine che non vuole essere tassonomico ma narrativo. Ogni forza ha una sua storia e modo di manifestarsi.
1. Resilienza pratica
Non la resilienza celebrata sui social ma la capacità di prendere una situazione difficile e smontarla in compiti fattibili. Non è solo sopravvivere è metabolizzare un problema e trasformarlo in lavoro quotidiano. Si vedeva nei cantieri nelle cucine e nelle code degli uffici postali.
2. Autonomia operativa
I ragazzi uscivano di casa con chiavi e poche istruzioni. Lavoravano per pagarsi cose e imparavano a sbagliare in solitudine. Non è una lode dellabbandono ma la constatazione che la pratica autonoma costruisce abilità decisionali veloci e meno soggette allapprovazione immediata.
3. Capacità di tollerare la noia
La noia obbligava limmaginazione. Quando la distrazione non era in tasca si imparava ad aspettare con una pazienza che oggi spesso manca. La capacità di rimanere a un compito anche se noioso è una risorsa cognitiva sottovalutata.
4. Grit e perseveranza incarnata
Questa non è una parola alla moda ma un carattere operativo. La perseveranza veniva insegnata dai maestri di bottega e dalle madri che non cedevano sulle routine. Angela Duckworth psicologa dellUniversità della Pennsylvania ha osservato differenze legate alletà.
We do have a cross sectional study of all different ages. Older people are grittier than younger people. Angela Duckworth Professor of Psychology University of Pennsylvania.
Quella frase che ho citato non annulla le eccezioni ma autorizza a interrogarsi sul valore dellabitualità nella costruzione del carattere.
5. Pragmatismo economico
Non è avidità. È la pratica di valutare costi e benefici con laddensarsi delle risorse scarse. Pensate alla generazione che ancora ricordava la razione o la coda per la benzina. Abituati a scegliere e prioritizzare hanno sviluppato un senso della misura applicato anche alle relazioni e agli investimenti personali.
6. Senso di continuità storica
Chi cresce con racconti diretti delle crisi sente meno la necessità di reinventare la propria vita ad ogni ostacolo. Cè una memoria collettiva che rende meno drammatica ogni singola battuta darresto. Questo produce una calma che non è apatia ma una specie di lentezza strategica.
7. Competenza pratica e manuale
Riparare un motorino smontare un rubinetto o mettere insieme un mobile sviluppa una mentalità di soluzione immediata. Il corpo che sa riduce langoscia dellincertezza. Cose concrete portano fiducia concreta non solo narrativa.
8. Comunicazione diretta
Non la retorica perfetta ma la capacità di dire le cose come stanno senza passaggi rituali. Questo generava frizioni ma anche chiarezza che oggi spesso manca dietro messaggi mediati e sarcasmi condivisi online.
9. Una relazione più pragmatica con la comunità
Molti spazi erano meno specializzati e più intergenerazionali. Questo insegnava la negoziazione tra ruoli e un senso di responsabilità che non era esibito ma praticato. Quel tessuto sociale ora è diverso ma resta utile ricordarlo per capire cosa si è perso.
Un doppio sguardo esperto
Jean M Twenge psicologa della San Diego State University ha collegato alcuni cambiamenti allevoluzione tecnologica e alla diffusione degli smartphone. Le sue osservazioni non dicono che la generazione presente sia incapace ma che la cornice in cui si sviluppano alcune capacità è radicalmente cambiata.
Around 2011 2012 I started to notice changes that were bigger and more sudden More and more teens started to say that they felt left out or that they felt lonely Jean M Twenge Professor of Psychology San Diego State University.
Questa citazione radica la mia tesi in qualcosa di più grande della mia esperienza personale. Quando una tecnologia cambia i pattern di interazione cambia anche il terreno su cui si allenano alcune competenze.
Non è una colpa generazionale ma una questione di contesto
Mi infastidisce la retorica che riduce tutto a colpa dei giovani o dei genitori. Non è produttivo. Dobbiamo guardare a come certi strumenti e certe politiche hanno riallocato la pratica del rischio e la possibilità di fallire senza drammi. Alcune di queste forze mentali si possono riattivare. Alcune forse vanno ripensate. Non offro ricette ma esperienze e provocazioni.
Brevi esercizi di osservazione
Provate a osservare una persona di 25 anni che non ha mai fatto un lavoro manuale continuativo. Poi osservate la stessa età di 1975 che magari ha lavorato in una bottega dopo la scuola. Le differenze non spiegano tutto ma danno indizi utili per ripensare scuola formazione e tempo libero.
Conclusione aperta
Se dovessi scegliere una parola per chiudere direi riappropriazione. Non per restaurare un passato che non esiste più ma per recuperare alcune pratiche che funzionavano e adattarle a una vita digitale. La sfida è non trasformare questa osservazione in un gridare al declino ma usarla per disegnare possibilità nuove e concrete.
Tabella riassuntiva
| Forza mentale | Caratteristica | Perché è meno comune oggi |
|---|---|---|
| Resilienza pratica | Risolvere problemi a passo operativo | Minore esposizione a compiti prolungati senza immediata supervisione |
| Autonomia operativa | Decisioni in solitudine | Routine più protette e sorveglianza digitale |
| Tolleranza alla noia | Permanere a un compito anche se ripetitivo | Disponibilità costante di stimoli digitali |
| Grit | Perseveranza a lungo termine | Cambi rapidi nelle aspettative di carriera e gratificazione |
| Pragmatismo economico | Scelte basate su risorse limitate | Cambiamenti strutturali nel mercato e nel welfare |
| Senso di continuità | Memoria della storia familiare | Mobilità sociale e geografica |
| Competenza manuale | Confidenza nel riparare e creare | Ridotta cultura del fai da te nelle nuove generazioni |
| Comunicazione diretta | Chiarezza e azione | Interazioni mediate da schermi e filtri |
| Relazione comunitaria | Responsabilità condivisa | Declino degli spazi intergenerazionali |
FAQ
1. Queste differenze implicano che i giovani sono meno capaci?
No. Non sono incapaci. Sono semplicemente cresciuti in un ambiente che allena altre abilità. La competenza si sposta. Oggi i giovani sviluppano spesso abilità digitali sociali e cognitive che i loro predecessori non avevano. La questione è riconoscere cosa si perde e cosa si guadagna e come incrociare questi saperi.
2. Si possono riacquisire queste forze mentali?
Sì ma non magicamente. Alcune pratiche come lavori manuali progetti lunghi e ruoli che perseguono obiettivi a medio termine possono ricreare contesti dove certe abilità si allenano. Serve però volontà istituzionale e culturale per creare spazi dove questi esercizi siano possibili senza essere vissuti come retrogradi.
3. Qual è il ruolo della scuola in questo cambiamento?
La scuola può essere laboratorio di competenze pratiche e sociali oltre che cognitive. In molte esperienze europee e italiane esistono percorsi che combinano tirocinio e teoria Sono spazi che rendono possibile la crescita di perseveranza autonomia e senso pratico. Non è l unica strada ma è un pezzo importante.
4. Le differenze culturali regionali in Italia influiscono su queste forze?
Sì. Le tradizioni familiari la struttura del lavoro e la distribuzione degli spazi urbani e rurali modulano fortemente come si apprendono queste competenze. Alcuni territori mantengono pratiche intergenerazionali che favoriscono autonomie e abilità manuali altre aree meno. Il dato nazionale è quindi la somma di molte storie locali.
5. Esiste un rischio nel idealizzare il passato?
Sempre. Idealizzare impedisce di vedere i problemi veri del passato. La mia proposta non è nostalgia sterile ma osservazione critica. Dobbiamo prendere elementi utili senza riprodurre ingiustizie o comportamenti obsoleti. Il passato contiene strumenti non regole immutabili.