Antonio Damasio e lidea che la coscienza sia più antica della corteccia cerebrale

Antonio Damasio ha costruito una carriera demolendo lidea che la coscienza sia un lusso recente della corteccia cerebrale. Leggere le sue pagine è come infilarsi in una cantina piena di strumenti antichi e scoprire che molti funzionano ancora. Qui provo a raccontare perché la sua intuizione smuove le fondamenta della neuroscienza e perché, personalmente, credo che non stiamo ancora prendendo sul serio le implicazioni evolutive del suo ragionamento.

Una premessa scomoda

Per decenni la narrazione dominante ha voluto la coscienza come effetto avanzato della corteccia. Ma Damasio propone uno spostamento: la coscienza ha radici molto più profonde che passano per il corpo e per strutture cerebrali antiche. Non è un ornamento cognitivo ma un meccanismo di gestione della vita. Questo cambio di prospettiva non è solo accademico. Se la coscienza nasce prima della corteccia allora molte ipotesi su sviluppo, patologia e persino tecnologia devono essere riformulate.

Il corpo come fondamento

Invece di partire dalla corteccia, Damasio parte dal corpo. Le sensazioni corporee, i segnali interiori che regolano fame vigore dolore e piacere sono il materiale grezzo di ciò che chiamiamo esperienza soggettiva. Queste sensazioni primitive non solo precedono la rappresentazione corticale ma la modellano. A me questa parte sembra ovvia e insieme trascurata. Vorrei che la neuroscienza clinica non dimenticasse quanto la fisiologia periferica influisca sulle menti che studia.

“In the heart of consciousness is subjectivity this sense of having a self that observes one s own organism and the world around that organism.” Antonio R Damasio David Dornsife Professor of Neuroscience Psychology and Philosophy University of Southern California Brain and Creativity Institute.

Perché il tronco encefalico importa

Molti testi li liquidano come relè di sopravvivenza. Damasio ribalta la lettura: nei nuclei del tronco encefalico ci sono le regole per mantenere la vita dellorganismo. Quelle regole hanno preceduto la corteccia e hanno guidato lorganizzazione di strutture cerebrali più recenti. Se la coscienza ha uno scopo evolutivo allora la sua radice è nel mantenimento della vita non nella costruzione di narrazioni complesse.

“The brain stem nuclei hold the principles and the rules required to manage life in our bodies.” Antonio R Damasio David Dornsife Professor of Neuroscience Psychology and Philosophy University of Southern California Brain and Creativity Institute.

Una conseguenza poco esplorata

Se accettiamo che la coscienza abbia questa origine allora dobbiamo guardare diversamente i soggetti non usuali: animali semplici neonati soggetti con danni cortciali estesi. Non sono casi liminali da chiudere in una nota a piè di pagina. Sono test cruciali per la teoria. Personalmente trovo che la letteratura sperimentale li abbia spesso rimossi perché scomodi: rendono meno lineare la narrazione di coscienza come prodotto dellintelligenza superiore.

Scienza e uso pubblico delle idee

Le affermazioni di Damasio hanno implicazioni pratiche: dalla riabilitazione post trauma allintelligenza artificiale. Ma attenzione. Non sto suggerendo soluzioni immediate. Piuttosto dico che le politiche di ricerca e i programmi di finanziamento dovrebbero includere studi che collegano segnali corporali e segnali cerebrali profondi. Senza questo ponte rischiamo di rincorrere una versione impoverita della mente umana.

Una mia critica aperta

Molti seguaci di Damasio sembrano usare la sua idea come una panacea epistemologica: se la coscienza parte dal corpo allora tutto torna. Io non sono così indulgente. La sfida è testare la teoria in modo rigoroso non mitizzarla. Occorrono esperimenti che isolino le sorgenti di sentimento primordiale e che spieghino come da lì si elevi la narrazione autobiografica. Lo dico perché spesso le congetture finiscono per essere riciclate come slogan divulgativi.

Osservazioni sul linguaggio e sulla cultura

La nostra lingua parla di mente e corpo come di regni separati. Damasio ci forza a miscelare i due. Questo ha impatto su come pensiamo di educare i bambini su come curiamo i malati cronici e su come interpretiamo i comportamenti animali. Non è un semplice maquillage terminologico. È un invito a ripensare pratiche cliniche e etiche in cui il corpo non è solo oggetto ma parte attiva del soggetto pensante.

Una nota personale

Ho passato anni a leggere casi clinici e a confrontare il linguaggio dei medici con il racconto dei pazienti. Spesso il secondo è tagliato fuori. Leggere Damasio è stato per me unaltra conferma che il racconto corporeo è fonte di conoscenza non marginale. Non tutto ciò che conta si misura con scale standardizzate e questo è un piccolo fastidio salutare per la disciplina.

Aprire la ricerca invece che chiuderla

Non offro risposte ultime. Voglio spingere a porre domande diverse: quali segnali corporei creano qualita soggettive primarie. Come questi segnali sono integrati nei circuiti profondi. Quanto la corteccia rielabora e quanto semplicemente amplifica. Sono indagini che richiedono strumenti diversi e una certa umiltà metodologica.

Chiudendo, non si tratta di eleggere un nuovo santuario cerebrale. Si tratta di riconoscere che la coscienza è un palinsesto evolutivo dove strati antichi e recenti dialogano. Damasio ci ricorda che la strada per capire il soggetto passa dalle viscere e non solo dalle mappe corticali.

Tabella riassuntiva

Idea centrale Implicazione
La coscienza ha radici nel corpo e nei circuiti profondi Cambiare la gerarchia nella ricerca neuroscientifica e clinica
Il tronco encefalico contiene regole di gestione della vita Rivalutare il ruolo delle strutture subcorticali negli studi sulla soggettività
La corteccia rielabora ma non crea ex novo la coscienza Progettare esperimenti che collegano segnali periferici e centrali
Conseguenze pratiche Nuove piste per riabilitazione ricerca animale e filosofie della mente

FAQ

Che cosa intende Damasio dicendo che la coscienza nasce dal corpo?

Damásio sostiene che i segnali interni del corpo e il loro modo di essere rappresentati nel sistema nervoso sono i mattoni della sensazione soggettiva. Non significa che la corteccia non sia importante ma che la base della coscienza è profondamente intrecciata con processi omeostatici e affettivi che risalgono a strutture molto più antiche del cervello. Questa visione sposta lattenzione dal solo processamento informativo alla funzione biologica della soggettività.

Questo vuol dire che anche animali semplici sono coscienti?

Non tutti gli animali manifestano la coscienza nello stesso modo. Lampliamento dellidea di coscienza verso processi primitivi suggerisce che alcuni elementi di esperienza soggettiva possano esistere in forme più semplici. Tuttavia riconoscere una continuità evolutiva non implica equiparare le esperienze umane a quelle degli altri animali. Serve cautela sperimentale e concettuale per evitare confusione tra sofisticazione rappresentativa e componenti fondamentali di soggettività.

Quali ricerche servono ora?

Sono necessari studi che misurino simultaneamente segnali periferici e attività subcorticale in condizioni comportamentali precise. Occorrono modelli animali che permettano di isolare meccanismi omeostatici e studi clinici su pazienti con danni subcorticali che includano misure qualitative di esperienza soggettiva. In parallelo serve una riflessione filosofica per precisare i concetti senza ridurli a slogan divulgativi.

Le idee di Damasio contrastano con la ricerca sulla corteccia?

Non sono in contraddizione netta ma propongono una diversa priorità esplicativa. La ricerca corticale resta fondamentale per capire percezione memoria linguaggio ma le spiegazioni complete della coscienza devono incorporare i meccanismi corporei e subcorticali. Il confronto tra approcci è produttivo se porta a esperimenti che possano falsificare o correggere le ipotesi in gioco.

Che ruolo ha linformatica o lIA in questo quadro?

Linformatica può aiutare a modellare integrazioni tra segnali ma non basta simulare loutput corticale per replicare la soggettività. Se i sentimenti nascono dallinterazione del cervello con un corpo vivente allora replicarli richiederebbe sistemi che imitino processi omeostatici complessi. Questa è una sfida teorica che alcuni trovano intrigante ma che non deve essere trasformata in promesse semplicistiche.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2

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