Hai presente la sensazione di essere incredibilmente efficiente mentre apri tre schede, rispondi a un messaggio e butti giù una bozza nel frattempo? Quella sensazione è un effetto collaterale ben fatto del multitasking. Non voglio banalizzare: funziona come illusione. Il problema è che l’illusione ha un prezzo reale sul tuo cervello e sul tuo umore. Qui non racconto solo studi già letti mille volte. Racconto quello che vedo nei miei giorni, nelle persone intorno a me e nella mia capacità di finire cose che contano davvero.
Perché sembra che si faccia tutto e invece si perde molto
Il multitasking non crea più tempo. Lo ridistribuisce in microfrazioni che somigliano a produttività ma non lo sono. La sensazione di controllo arriva presto: la ricompensa nervosa quando completa anche piccoli compiti è immediata. Questo è il carburante che ci tiene attaccati alla pratica. Poi però arriva la fatica, e non la fatica di chi ha lavorato fisicamente ma la fatica profonda che spegne la voglia di pensare in modo creativo.
Una truffa energetica a livello neuronale
Non dico che il cervello non lavori quando facciamo più cose. Lavora eccome, spesso anche troppo. Ma lavora male, in modalità di emergenza. Le risorse metaboliche si frammentano e la qualità delle operazioni cognitive cala. Non è soltanto lentezza: è perdita di dettaglio, memoria debole e una specie di nebbia che arriva senza annuncio.
“Our brains are wired to do just one cognitively demanding thing at a time.” Earl K. Miller Professor of Neuroscience Massachusetts Institute of Technology.
Questa frase di Earl Miller sintetizza il trucco: il cervello non può essere simultaneo quando la domanda cognitiva è alta. Ciò che chiamiamo multitasking è in realtà rapidissimo task switching, e ogni switch costa. Costa tempo, costa attenzione, e soprattutto costa energia.
Perché l’energia si esaurisce prima che il lavoro finisca
Non tutti gli sforzi cognitivi sono uguali. Tenere l’attenzione su qualcosa, spostarla, riattivarla dopo una distrazione richiede un consumo elettrochimico misurabile. Alcuni circuiti devono rimanere sincronizzati per mantenere la qualità del pensiero; saltare da un compito all’altro sconvolge quella sincronia. Il risultato non è solo fatica mentale ma una sensazione di impoverimento emotivo che non sempre riusciamo a collegare al come lavoriamo.
La verità poco raccontata sul rifugio del multitasking
Ho visto persone usare il multitasking come valvola di sfogo per l’ansia del dover essere sempre efficaci. Aprire mille finestre sullo schermo rende il caos misurabile e quindi controllabile. Ma è un controllo fittizio: ti piace vedere molte cose completate a metà perché ti danno micro ricompense, e questo ti mantiene in una modalità di lavoro superficiale permanente.
“Keeping ourselves alert and conscious, along with shifting, focusing, and sustaining attention, are the most energy intensive things our brain can do.” Richard E. Cytowic Professor of Neurology George Washington University.
Se le attività di attenzione sono le più costose, allora ha senso preservarle per compiti che davvero contano. Eppure molti lavori moderni richiedono esattamente il contrario: frammentazione continua, risposte immediate, presenza su piattaforme multiple. È un paradosso che produce persone efficienti nel breve e svuotate sul lungo periodo.
Un punto di vista non neutro
Non credo che il multitasking sia un vizio da cancellare. È uno strumento mal calibrato in mani sbagliate. Usato con criterio può essere utile: per esempio affrontare attività meccaniche mentre si ascolta qualcosa di leggero può funzionare. Ma la mia posizione è netta su una cosa: non dovrebbe essere il default. Mettere il multitasking al centro della giornata lavorativa è come mettere la fast food nella dieta personale: può piacere subito ma non è sostenibile.
Un esperimento personale che suggerisco
Prova a scegliere una delle tue attività più importanti e falla con blocchi di tempo di 45 minuti senza distrazioni. Segnala mentalmente ogni volta che senti l’impulso di cambiare scheda. La cosa sorprendente non è quanto riesci a fare immediatamente. È quanto sopraggiunge dopo il blocco: un senso di precisione e meno stanchezza. Non è magico ma è rivelatore.
Originali intuizioni che raramente si leggono
Primo. Il multitasking erode la narrativa personale. Quando si passa continuamente da una cosa all’altra perdiamo il filo delle storie che costruiamo su noi stessi. Le idee complesse richiedono contesto e continuità; saltare continuamente impedisce di vedere la trama. Secondo. Il multitasking altera il tempo emotivo. Le ricompense immediate creano una dipendenza da micro soddisfazioni e riducono la soglia di tolleranza per la fatica creativa. Terzo. Non è solo attenzione: è identità lavorativa. Una persona che lavora in modo frammentato inizia a percepirsi come frammentata.
Non tutti i consigli vecchio stampo sulla produttività funzionano per tutti. Ma è probabile che se ti trovi spesso esausto senza aver la sensazione di una giornata davvero compiuta, il problema non sia la quantità di lavoro ma la modalità con cui lo affronti.
Una nota pratica senza diktat
Non dico di eliminare il multitasking. Dico di riconoscerne i costi e usare alternative: blocchi di attenzione, delega, scegliere due massime priorità al giorno e lasciare che il resto vada in stand by. La scelta non è tra essere sempre attivi o sempre lenti. È tra un lavoro che ti consuma e uno che ti rigenera. Io scelgo il secondo più spesso di quanto non amassi ammettere prima.
Conclusione aperta
Il punto non è dare l’ennesima ricetta. È cambiare la domanda: vuoi avere la sensazione di fare tanto o vuoi avere il risultato che conta? La risposta può essere ambivalente. Per alcune professioni la frammentazione è inevitabile. Ma perfino in quei casi si può imparare a limare gli sprechi energetici. Il tema rimane pratico e umano, non morale.
| Idea chiave | Cosa significa | Effetto pratico |
|---|---|---|
| Multitasking = task switching | Il cervello cambia continuamente focus invece di processare simultaneamente. | Perdita di qualità e aumento del consumo energetico mentale. |
| Micro ricompense | La sensazione di essere produttivi è alimentata da piccole soddisfazioni immediate. | Dipendenza da stimoli e ridotta capacità di lavoro profondo. |
| Identità frammentata | Il modo di lavorare influenza la percezione di sé. | Maggiore fatica emotiva e calo della motivazione a lungo termine. |
| Blocchi di attenzione | Sessioni dedicate senza distrazioni per compiti cognitivi intensi. | Maggiore qualità e senso di compiutezza con minore sforzo soggettivo. |
FAQ
1. Il multitasking è sempre dannoso?
Non sempre. Dipende dal tipo di attività. Compiti automatici e ripetitivi possono essere gestiti insieme a stimoli bassi come ascoltare un podcast leggero. Ma quando l’attività richiede ragionamento, creatività o decisioni critiche allora il multitasking diventa controproducente. La distinzione pratica è sapere quali compiti richiedono continuità cognitiva e trattarli come sacri rispetto alle interruzioni.
2. Perché sento meno energia anche se ho fatto molte cose?
Perché la percezione di produttività non coincide con il rendimento reale del cervello. Le micro attività compiute danno senso di movimento ma consumano risorse che non vengono recuperate facilmente. Il risultato è una stanchezza diffusa che non corrisponde a un lavoro completato con qualità.
3. Come riconosco che sto abusando del multitasking?
Se finisci la giornata esausto ma con poca soddisfazione per risultati significativi, probabilmente stai abusando del multitasking. Un altro segnale è la difficoltà a ricordare dettagli importanti o una costante sensazione di distrazione anche quando provi a concentrarti su qualcosa di importante.
4. Posso rendere il mio lavoro meno frammentato senza cambiare lavoro?
Sì. Piccoli cambiamenti possono fare molta differenza. Definisci due priorità al giorno. Blocca tempo di lavoro profondo per compiti che richiedono attenzione. Riduci notifiche inutili e impara a rimandare risposte non urgenti. Non è necessario riorganizzare la vita: spesso bastano micro abitudini per ridurre il costo energetico del multitasking.
5. Il multitasking influisce anche sulla creatività?
Sì. La creatività nasce da connessioni profonde tra idee che richiedono tempo e contesto. La frammentazione riduce la capacità di maturare pensieri complessi e di collegare concetti in modo originale. Se vuoi attività creative di qualità, concedi loro uno spazio senza interruzioni.