Ci sono giorni in cui tutto sembra diviso in due pile nette. Nella mia esperienza da blogger vedo spesso lettori che oscillano tra il trionfo totale e la catastrofe assoluta. L all or nothing thinking non è solo un termine clinico. È un modo di vivere che prosciuga energia e intorpidisce il giudizio. In questo pezzo provo a demolire alcune certezze semplicistiche e a proporre vie meno patetiche e più pratiche per ragionare di nuovo come persone intere e non come bilance rotte.
Perché l all or nothing thinking sembra utile
È comodo tracciare linee nette. Le decisioni diventano veloci. Ti senti deciso. Ma quella comodità è un trucco. Pensare in termini assoluti riduce la complessità e produce risposte estreme che raramente sono funzionali nella vita quotidiana. Mi infastidisce che buona parte dei consigli che circolano online te lo propinino come se fosse un vizio individuale quando invece è spesso una scorciatoia culturale. Non è colpa tua se è più facile ridurre tutto a un sì o a un no. È solo un’abbreviazione mentale usata troppo spesso.
Il danno invisibile
Il problema vero non è la convinzione nuda e cruda. Il problema è il modo in cui quell idea si riflette nelle scelte, nelle relazioni e nel rapporto con il tempo. Un errore sul lavoro diventa la prova che sei un fallimento. Un piccolo litigio con un amico diventa la sentenza che la relazione è finita. Questa sequenza logora lentamente l apertura mentale e la resilienza.
Non è solo colpa della testa è un circuito
La rigidità cognitiva si alimenta con la conferma. Metti un’etichetta assoluta su un evento e inizierai a cercare prove che la confermino. È una trappola che ha struttura, dinamica e momentum. Personalmente vedo questa dinamica ripetersi in tre registri: il lavoro, la salute percepita e le relazioni. Non sono categorie sacre ma sono quelle dove il tono all or nothing diventa più rumoroso.
When you change the way you THINK you can change the way you FEEL.
David D Burns MD Psychiatrist Author Feeling Good.
La citazione di David Burns non è una formula magica. È un promemoria su cui meditare con sospetto critico. Cambiare il pensiero non è positivo per default. Serve metodo e spesso supporto. Ma riconoscere che i pensieri non sono fatti concreti è il primo passo per smontare il teatro dell assoluto.
Il paradosso dell assoluto
Se tutto è buono o cattivo la scelta perde significato reale. Se ho solo due opzioni temo la scelta e in molti casi la salto del tutto. Credere che le scelte debbano essere totali è spesso la scusa per non sperimentare. Io ho provato a seminare meno certezze e più micro prove. Non è glamour ma funziona meglio.
Come si rovescia senza trasformarsi in un mantra
Non propongo una check list. Propongo una strategia che raramente si spiega nei titoli clickbait: praticare l interrogazione intelligente dei propri assoluti. L idea è semplice e non è banale. Quando senti una parola come sempre o mai fermati e chiediti che percentuale reale di casi quella parola rappresenta davvero. Trasforma la frase assoluta in una valutazione graduata.
You have to ask yourself What do I really believe is going to happen What is the evidence that supports this.
Judith S Beck PhD President Beck Institute for Cognitive Behavior Therapy Clinical Associate Professor University of Pennsylvania.
Judith Beck mette il dito su quel passaggio spesso saltato: l evidenza. Non dico di diventare freddi giudici dei propri stati d animo. Dico che un esame elementare dei fatti mette la frizione necessaria tra impulso e condanna definitiva.
Pratiche che funzionano davvero
La prima è la messa a scala. Non devi trasformare tutto in numeri ossessivi. Basta immaginare una scala da zero a cento e collocare l evento. Questo semplice esercizio rompe l incantesimo del tutto o nulla. La seconda è la prova reversibile. Sperimenta in piccolo. Se la scelta ti spaventa prova una versione ridotta e osserva. La terza è la conversazione strategica. Parla con una persona che ti sfianca le certezze e non le rinforza. Questo non significa cercare sempre conferme. Significa avere un pericolo calcolato di essere interrotti.
Una posizione netta: non sto parlando di lassismo
Non confondere equilibrio con indulgenza. Adottare una prospettiva non binaria non equivale ad accettare mediocrità. Anzi. Ti permette di riconoscere progressi parziali e correggere la rotta prima che un piccolo problema diventi una tragedia. La mia posizione è chiara: preferisco persone che aggiustano la rotta ogni giorno a chi pretende il salto mortale o l abisso.
Quando l assoluto è utile
Ci sono situazioni dove decisioni nette sono necessarie. Sono rare e spesso associate a contesti etici o di urgenza. Tuttavia l all or nothing thinking che intendo è quello automatico e permanente. La differenza sta nella consapevolezza della scelta e non nell intensità dell esito.
Un piccola confessione personale
Ho scoperto di avere ancora tracce di questo pensiero guardando vecchi post di successo e fallimento. Quando un testo non prendevo affossavo l intero mese come perduto. Allo stesso modo un pezzo che decolla era per me prova che ero finalmente “arrivato”. Quell oscillazione mi ha spento. Oggi mi alleno a giudicare su più metriche e a non fare di ogni risultato la narrazione totale della mia identità.
Conclusione non conclusiva
Non prometto soluzioni definitive. Non credo nelle ricette che funzionano per tutti. Ma se vuoi smettere di farti del male con l all or nothing thinking la via è chiara: mettere in discussione le assolute, misurare e sperimentare. Non è eroico. È faticoso e realistico. E funziona meglio.
Riepilogo sintetico
| Problema | Che succede | Azioni pratiche |
|---|---|---|
| All or nothing thinking | Valutazioni estreme che semplificano e inaridiscono il giudizio | Messa a scala Prove reversibili Conversazioni che interrompono l automatismo |
| Conferma selettiva | Si cercano solo prove che rinforzano l assoluto | Ricerca attiva di casi contrari Riconsiderare percentuali |
| Paura della scelta | Si evita l azione o si prende una decisione radicale | Sperimentare versioni ridotte Valutare costi benefici su una scala |
FAQ
Come capisco se penso in modo all or nothing?
Se ti ritrovi spesso a usare parole come sempre o mai e poi a trarre conclusioni totali da singoli eventi probabilmente sei dentro a questo schema. Un altro segnale è la rapidità con cui passi dal lodarti allo sminuirti senza via di mezzo. Non è una diagnosi. È un indizio pratico da esplorare con curiosità e senza vergogna.
È possibile convivere con questa tendenza senza grandi cambiamenti?
Si può convivere ma la convivenza spesso comporta costi emotivi e relazionali. In certi ambiti l estrema semplicità di giudizio funziona a breve termine ma impoverisce le possibilità di apprendimento e trasformazione. Se il costo diventa troppo alto allora vale la pena provare qualche pratica di sintonizzazione cognitiva.
Quanto tempo serve per cambiare questo modo di pensare?
Non esiste una tabella fissa. Alcune persone iniziano a notare differenze in poche settimane con pratiche regolari di auto osservazione e piccole prove. Altri impiegano mesi o più. La variabile decisiva è la coerenza pratica e il feedback che si dà a se stessi quando si sperimenta la scala invece dell assoluto.
È utile parlarne con un professionista?
Parlarne con un professionista fornisce strumenti strutturati e uno sguardo esterno che rompe i loop di conferma. Non è sempre necessario ma spesso aiuta a individuare schemi più profondi che mantengono l assoluto e a costruire strategie personalizzate.
Quali errori evitare quando provo a cambiare questo schema?
Non cadere nell altro estremo cioè nel relativismo totale dove nulla conta. Evita anche di usare la strategia come nuova regola assoluta. Cambiare un pensiero rigido non significa sostituirlo con un altro rigido. Si tratta di allenare flessibilità e sensibilità al contesto.