Il referendum giustizia del 22 e 23 marzo 2026 non è una consultazione tecnica. È una fotografia sgranata di come lItalia si racconta e si traduce in voto. Non voglio qui fare da megafono a una campagna. Voglio provare a spiegare perché il quesito sulla separazione delle carriere non si riduce a una formula costituzionale bensì tocca equilibri di potere culturali e professionali che abbiamo abbandonato a se stessi da decenni.
Perché questo voto ha senso anche per chi non segue le aule
Ti sembra noioso il linguaggio dei costituzionalisti. Lo capisco. Ma cè una questione pratica che lo rende rilevante. Separare le carriere significa rimettere distanza tra chi indaga e chi giudica. Sì per alcuni vuol dire tutela del diritto alla difesa. No per altri vuol dire limitare la responsabilità dei pubblici ministeri. Nessuna delle due letture è innocente. Io credo che il punto non sia la purezza teorica del testo ma le conseguenze inattese che arriveranno nei palazzi e nelle procure. Cambia la cultura di lavoro. Cambia la gerarchia informale. E non sempre i cambiamenti burocratici sono neutri.
Un frammento della scena politica
Il quadro oggi è confuso. I sondaggi oscillano e ci vogliono mani pazienti per dire chi vincerà. Ma non è solo un match tra partiti. È un processo che coinvolge magistrati, avvocati, giornalisti, professori e cittadini che ieri non avevano opinione e oggi la stanno trovando. La mia impressione è che il paese stia decidendo più sulle persone che sulle norme. Ed è una cosa da prendere sul serio.
Quello che i titoli non dicono
I giornali abbondano di retorica e di scontri teatrali. Ma ci sono dettagli pratici che vengono sottovalutati. La riforma tocca la composizione del Consiglio superiore della magistratura. Tocca i criteri di nomina. Tocca lidea stessa di responsabilità disciplinare. Da qui non nasce solo un diverso rapporto tra togati e laici ma anche un diversa distribuzione del sapere giuridico nei tribunali. Non è un fatto astratto. Nei prossimi anni vedremo effetti sulla gestione dei processi complessi e sul modo in cui si selezionano i magistrati per le inchieste più delicate.
Augusto Barbera presidente emerito della Corte Costituzionale ha detto Recentemente Voterò sì perché credo che sia la conclusione di un percorso iniziato tanti anni fa per rendere più liberale il codice Rocco.
Perché cè chi teme una politicizzazione inversa
La reazione di parte del mondo accademico e della società civile non è ideologica a priori. Alcuni temono che la riforma consegni poteri inediti a soggetti che già oggi detengono leve politiche forti. Non è uno spauracchio vuoto. È il cuore della diffidenza verso ogni cambiamento che promette semplificazione in un ambiente dove la complessità è la regola. Io penso che il dubbio sia sano. Troppo spesso in Italia le riforme arrivano incomplete e danno luogo a cortocircuiti normativi che paghiamo tutti.
La posta in gioco morale oltre che istituzionale
Qui si apre una parte che molti blog evitano perché scomoda. Non si tratta solo di tecnicismi. Si tratta di fiducia. Quanto fiducia abbiamo nelle istituzioni che interpretano le regole. Se la società civile continua a vedere la magistratura come un attore oscuro e autoreferenziale allora anche il miglior testo costituzionale non cambierà la percezione pubblica. Al contrario se creiamo meccanismi trasparenti e li riempiamo di pratiche solide la carta funziona meglio. Il problema è che la trasparenza si costruisce lentamente e richiede institutuzioni capaci di autogoverno coerente. E questo non si inventa tramite slogan elettorali.
Una mia osservazione personale
Ho parlato con giudici e con pubblici ministeri. Alcuni erano sinceramente convinti che la riforma rafforzerà la credibilità del sistema. Altri temevano che si stesse aprendo una via per interferenze politiche più sottili. Queste conversazioni non mi hanno chiarito quale esito sia il migliore. Mi hanno però convinto che il dibattito pubblico è troppo rumoroso per ascoltare i dettagli. Ed è su quei dettagli che si misurerà la qualità del voto.
Cosa succede dopo il voto
La possibilità concreta è che qualunque sia il risultato il vero lavoro inizi il giorno dopo. Se vince il Sì la riforma dovrà essere implementata. Se vince il No bisognerà capire perché la società ha respinto la proposta e quali riforme alternative proporre. LItalia non ha bisogno di vittorie retoriche ma di soluzioni pratiche. Quindi il voto è solo il primo atto di una stagione lunga. Io ho poca simpatia per chi si accontenta degli hashtag e passa oltre.
Un altro punto che merita attenzione
La comunicazione della campagna ha fallito su un punto. Ha voluto polarizzare invece di informare. Perché informare è faticoso. Richiede spiegare scenari concreti e lasciare aperte alcune ambiguità normativi. Le campagne invece hanno scelto le certezze facili e hanno trasformato un processo costituzionale in una partita di calcio. Questo ha impoverito la qualità del dibattito.
Conclusione provvisoria
Non ho la smania di convincerti a votare in un modo o in un altro. Ma credo che il referendum sia un buono specchio per capire dove siamo come paese. Gli esiti non saranno solo giuridici. Saranno culturali e politici. Toccherà a noi, come elettori e come cittadini, non mollare la discussione il giorno dopo il risultato. Chi vuole la riforma deve mostrare come intende tradurla in pratiche. Chi è contrario deve proporre alternative reali. Altrimenti il voto sarà solo un rumore di fondo.
Tabella riepilogativa
| Elemento | Perché conta |
|---|---|
| Separazione delle carriere | Modifica il rapporto tra chi indaga e chi giudica e influenza le pratiche processuali. |
| Composizione del CSM | Riorienta la selezione e la disciplina dei magistrati con impatti a lungo termine. |
| Percezione pubblica | La fiducia nelle istituzioni condiziona laccettazione delle riforme. |
| Implementazione | Il vero banco di prova è nei meccanismi attuativi dopo il voto. |
FAQ
Che cosa chiede esattamente il referendum giustizia del 2026?
Il referendum chiede ai cittadini se approvano la legge costituzionale che tra le altre cose prevede la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e magistrati giudicanti e modifiche alla composizione degli organi di autogoverno della magistratura. Si tratta di modifiche che incidono direttamente su come vengono selezionati e disciplinati i magistrati.
Se vincesse il Sì come cambierebbe la vita di un processo penale?
Non sarà un cambiamento immediato e spettacolare. Alcune pratiche si modificheranno nel tempo. Potrebbe cambiare la gestione delle nomine e la relazione tra uffici requirenti e giudicanti. In casi complessi si potrebbero notare effetti sulla continuità investigativa e sulla distribuzione delle competenze. La cosa importante è che i cambiamenti pratici dipendono dalle norme attuative e dalla loro interpretazione.
Perché molti intellettuali sembrano divisi?
Perché non cè una sola chiave interpretativa. Alcuni vedono la riforma come un correttivo necessario per allineare lItalia ad altri ordinamenti. Altri la considerano un rischio per la responsabilità delle procure e per lindipendenza giudiziaria. La divisione nasce anche dalla diversità di esperienze professionali e dai diversi interessi istituzionali in gioco.
Cosa dovrebbero fare i cittadini prima del voto?
Informarsi andando oltre i titoli. Leggere sintesi critiche e favorevoli. Ascoltare esperti da fonti diverse. Discutere con persone che lavorano nella giustizia per capire le ricadute pratiche. E soprattutto non lasciare che la decisione sia presa solo dallonda emotiva dei social.
È possibile che il referendum porti a ulteriori riforme?
Sì. Qualunque sia il risultato il confronto non si esaurirà. Se il Sì passa bisognerà completare lattuazione e potremmo vedere aggiustamenti normativi. Se il No vince emergeranno proposte alternative. Il rischio è che la politica torni a cavalcare la questione in forma strumentale invece di progettare interventi seri e condivisi.